“RECUPERO SENTIERO “PONTE SECCO – SPERALI – TUFALI – DONNA ANNINA” CON REALIZZAZIONE PERCORSI DIDATTICI, EDUCATIVI E IPPOVIA, SALVAGUARDIA E VALORIZZAZIONE DEGLI ULTIMI ESEMPLARI DI ABETE BIANCO” Comune di Sanza (SA)

Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, con i suoi 1899 m s.l.m. il monte Cervati è comunemente definito la vetta più alta della Regione Campania.

Il Cervati si estende principalmente nel Comune di Sanza, toccando anche i territori di Monte San Giacomo e Piaggine, in Provincia di Salerno. Si staglia imponente e ben distinto dalle vicine cime, e dai numerosi punti panoramici è possibile allargare lo sguardo verso le vette del Cilento, del Vallo di Diano e dell’Appennino Lucano. La natura geologica del massiccio mostra la morfologia tipica di un ambiente carsico, con doline, inghiottitoi, sorgenti e corsi d’acqua temporanei, con pareti a strapiombo, profondi canaloni e guglie. Ma il monte Cervati rappresenta una grande risorsa a livello naturalistico con la sua grande varietà di flora e fauna. Infatti, secondo dati riportati da Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, sul monte Cervati sono state censite più di 1400 specie di piante ed è habitat naturale di molte specie di animali, tra cui l’aquila reale che è tornata a nidificare nel Vallo di Diano e oggi staziona sulla vetta del monte Cervati.

La vegetazione presente è quella tipica di queste altitudini con magnifiche faggete che si aprono in radure verdi, con boschi misti con aceri e, in particolare, con l’Abete bianco, l’albero autoctono più alto d’Europa. È un albero abbastanza raro, che può vivere fino a 600 anni e avere un’altezza tra i 50 e i 65 metri. Ai margini dei boschi, ampi spazi aperti, con distese di lavanda che attirano numerosi gli insetti impollinatori e la presenza di numerose specie di orchidee spontanee.

Sulla cima del Cervati vi sono una cappella, oggi Santuario Diocesano, ed una grotta, dedicate alla Madonna della Neve, il cui spazio antistante è un balcone dal quale è possibile gettare lo sguardo a strapiombo sui boschi, verso il Motola, la valle di Piaggine e il Vallo di Diano.

Il progetto di marketing territoriale “RECUPERO SENTIERO “PONTE SECCO – SPERALI – TUFALI – DONNA ANNINA” CON REALIZZAZIONE PERCORSI DIDATTICI, EDUCATIVI E IPPOVIA, SALVAGUARDIA E VALORIZZAZIONE DEGLI ULTIMI ESEMPLARI DI ABETE BIANCO”, finanziato dal Programma di Sviluppo Rurale della Campania 2014-2020 _ Misura 8 – Sottomisura 8.5 – Tipologia di intervento 8.5.1 Sostegno agli investimenti destinati ad accrescere la resilienza e il pregio ambientale degli ecosistemi forestali”

risponde alla necessità di valorizzare il patrimonio naturalistico e storico antropologico del proprio territorio il Comune di Sanza ha deciso di puntare  di  insieme di strategie e attività che servono a valorizzare un luogo per favorirne lo sviluppo a lungo termine.

Questo approccio ha come obiettivo non solo attrarre turisti, ma migliorare la qualità della vita dei residenti.

Partendo dall’osservazione e dall’analisi del territorio si studiano i punti di forza, i prodotti tipici, la storia e le risorse naturali del luogo; primo passo per la costruzione di una strategia per lo sviluppo locale e la definizione dell’identità (Brand Identity): ciò che rende una destinazione riconoscibile, credibile, diversa dalle altre.

La presenza di un attrattore come il monte Cervati con le sue peculiarità ha consentito la “messa in luce” di un patrimonio naturalistico e antropico attraverso la realizzazione di un sentiero dotato di cartellonistica adeguata ai fruitori della montagna e di un’app “Visit Sanza”, una vera e propria guida turistica digitale (in lingua italiana e inglese) a portata di tasca, un’app come spazio interattivo con sezioni di approfondimento che sappiano valorizzare le risorse presenti sul territorio, rendendole attrattori turistici, permettendo di raggiungere una quantità illimitata di fruitori.

La finalità è quella di accrescere, attraverso un’attività di promozione mirata, l’attrattiva turistica delle aree rurali, innescando processi di sviluppo sostenibile attraverso un’offerta turistica rivolta da un target attento alle piccole realtà rurali calate in contesti a grande valenza storico-naturalistica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ferrandina (MT): imboschimento compensativo

I lavori, commissionati dalla società GR VALUE FERRANDINA S.r.l. nell’ambito di un progetto più ampio volto alla costruzione e all’esercizio di un impianto eolico denominato “Montagnola”. La realizzazione dell’imboschimento compensativo nasce con l’obiettivo di mitigare impatti ambientali delle opere eoliche. in L’incremento della copertura arborea è stato realizzato su una superficie di 1,2 ettari con l’obiettivo di consentire e migliorare l’infiltrazione delle acque meteoriche, di ridurre il ruscellamento superficiale e di incrementare la stabilità del suolo grazie all’azione consolidante esercitata dagli apparati radicali delle specie arboree autoctone, selezionate sulla base di rigorose analisi fitosociologiche effettuate sui boschi interessati dal progetto.
Nello specifico sono state messe a dimora: Roverella, Carpino bianco, Carpino orientale, Orniello, Sorbo domestico, Sanguinella, Biancospino, Citiso, Evonimo, Ligustro, Fillirea e Rosa canina.

PNRR _ Programma di Azione per la Rinaturazione del Po

Il fiume Po è il fiume più lungo d’Italia.

Lungo 652 km, il suo bacino idrografico occupa oltre 70.000 kmq, in una delle aree europee più densamente abitate, oltre 16 milioni di abitanti, la Pianura Padana.

L’eccessiva canalizzazione dell’alveo del fiume, l’inquinamento delle acque, il consumo del suolo e le escavazioni del letto del fiume fino agli anni ’70 hanno compromesso le sue caratteristiche originarie, dando luogo ad un aumento del rischio idrogeologico e alla frammentazione degli habitat naturali. Ciò ha reso indispensabile avviare una diffusa azione di rinaturalizzazione lungo tutta l’area, al fine di riattivare i processi naturali e favorire il recupero della biodiversità.

La necessità di rendere operative queste azioni  ha fatto sì che l’Agenzia Interregionale per il fiume Po sottoscrivesse nel 2023, con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il MASE, un accordo operativo che la individua come soggetto attuatore dell’Investimento 3.3 M2C4 del PNRR denominato “Rinaturazione dell’area del Po“. Tale investimento si propone di contribuire al recupero del corridoio ecologico rappresentato dall’area del fiume e dalle sue fasce riparie, caratterizzato da una notevole diversità di ambienti (sponde, isole, banchi di sabbia, …) che devono essere protetti e ripristinati. Il Programma di Azione per la Rinaturazione del Po ha come obiettivo accelerare la transizione ecologica attraverso alcune azioni mirate; la Componente 4, in cui ricade il progetto, punta dunque a migliorare la gestione delle risorse idriche, congiuntamente all’incremento della biodiversità del territorio, attraverso soluzioni che favoriscano l’integrazione tra queste finalità (Nature Based Solutions).

Ciò sarà reso possibile attraverso un ampio sistema di interventi di ricostruzione morfologica e restauro ecologico che coinvolge l’intera asta fluviale del più grande fiume italiano, interessato (soprattutto negli ultimi decenni) da processi di antropizzazione e artificializzazione del corso d’acqua e dalle sue zone rivierasche che non hanno fortunatamente pregiudicato la permenenza di una dimensione ecologica e ambientale di eccezionale interesse.

MIGLIORAMENTO ECOLOGICO FUNZIONALE DEGLI ECOSISTEMI E CONTENIMENTO DELLE SPECIE ALLOCTONE INVASIVE

La diffusa presenza di piante alloctone invasive ha causato un impoverimento a livello ecologico e di biodiversità degli ecosistemi fluviali, dominando in particolare lo strato erbaceo e quello arbustivo: attraverso particolari interventi di contenimento delle alloctone e riforestazione, attraverso il PdA si intende avviare un miglioramento a livello ecologico e funzionale degli ecosistemi.

Le specie aliene invasive sono una minaccia reale per la biodiversità globale; introdotte dalle migrazioni e dalle attività dell’uomo, necessitano di piani di gestione specifici: il loro impatto sugli ecostitemi costituisce la seconda causa di perdita della biodiversità, dopo la perdita e la frammentazione degli habitat.

Gli interventi di controllo delle specie alloctone invasive mirano al contenimento e all’eradicazione di alcune specie identificate dal Piano d’Azione come maggiormente diffuse:

  • Amorpha fruticosa L. _ specia altamente diffusa, originaria del nord America;
  • Sicyos angulatus L. _ specie diffusa, originaria dell’America settentrionale;
  • Acer Negund L. _ specie sporadica, originaria di nord e centro America;
  • Reunoutria Spp _ Specie sporadica, originaria dell’Asia orientale.

Presenti nelle specifiche aree del progetto, da sporadiche a infestanti, al fine di promuovere una lotta efficace è necessario integrare gli interventi di messa a dimora di specie autoctone competitive, con adeguate misure di contenimento e manutenzioni da effettuare regolarmente, con particolare attenzione alle aree aperte, nelle quali le piante alloctone sembrano essere più competitive, grazie all’assenza di copertura arborea e, dunque, di ombreggiamento.

La strategia di contenimento e di eradicazione di vegetazione alloctona invasiva si basa sull’analisi delle indicazioni regionali e dei casi di successo, al fine di elaborare azioni di controllo efficaci, a seconda del sito di intervento; fondamentale per una lotta efficace alla diffusione delle specie alloctone sarà dunque l’elaborazione di un piano di manutenzione e della sua ottemperanza, prevedendo al contempo, misure periodiche di monitoraggio e verifica.